Truppe di terra in Iran: la strategia di Trump

Scritto il 07/03/2026
da Valerio Chiapparino

Il presidente americano non avrebbe ancora preso una decisione. L’ipotesi della conquista dell’isola di Kharg

Il presidente Donald Trump, rivela Nbc News, ha espresso in privato un serio interesse a schierare truppe americane sul territorio iraniano. Le fonti dell’emittente hanno dichiarato che il capo della Casa Bianca ha discusso con i suoi collaboratori e con funzionari del partito repubblicano l’idea di inviare soldati a Teheran. Conversazioni dalle quali emergerebbe la visione del tycoon di un Iran post-conflitto in cui l’uranio sia messo in sicurezza e gli Stati Uniti collaborino con un nuovo regime nella produzione di petrolio sul modello di quanto Washington sta già facendo in Venezuela dopo l’estrazione di Maduro.

Gli insider citati da Nbc News sottolineano che Trump non avrebbe ventilato la possibilità di un’invasione terrestre su larga scala dell’Iran. The Donald si starebbe invece concentrando sull’idea di un piccolo contingente di truppe statunitensi da impiegare per “specifici scopi strategici”. Al momento, precisano le stesse fonti, il presidente Usa non avrebbe preso alcuna decisione. Immediata la reazione alle indiscrezioni proveniente dalla portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt, la quale ha dichiarato che i rumors “si basano su supposizioni provenienti da fonti anonime che non fanno parte del team di sicurezza nazionale del presidente e che chiaramente non sono coinvolte in queste discussioni”.

Il primo a non escludere pubblicamente l’invio di soldati sul terreno è stato però Trump. Al momento, comunque, gli attacchi di Stati Uniti e Israele avvengono in gran parte dall’alto - questa notte è stato colpito l’aeroporto di Teheran - e il probabile invio nella regione di una terza portaerei, la USS George H.W. Bush, lascia intendere che i tempi per un’operazione di terra americana, qualunque forma essa assuma, non siano del tutto maturi.

Quanto rivelato da Nbc News trova un certo riscontro in un articolo pubblicato in queste ore dal Washington Post secondo il quale nei giorni scorsi l’esercito americano ha annullato improvvisamente un’importante esercitazione di un’unità di paracadutisti d’élite, l’82esima Divisione Aviotrasportata, il cui quartier generale ha sede a Fort Bragg, nella Carolina del Nord. L’unità in questione è composta da oltre 4000 soldati, pronti a essere schierati con un preavviso di 18 ore per missioni che vanno dalla conquista di aeroporti e altre infrastrutture critiche al rafforzamento delle ambasciate statunitensi fino all’attivazione di evacuazioni di emergenza.

Stando a quanto riportato dal Washington Post, l’esercito dovrebbe annunciare a breve un dispiegamento in Medio Oriente, precedentemente programmato, di un’unità di elicotteri dell’ 82esima Divisione ma ciò non dovrebbe avvenire prima della primavera inoltrata. I dubbi sulle tempistiche rimangono, specie se si tiene conto della fluidità della situazione sul campo e delle voci sui preparativi di un’offensiva di terra da parte dei curdi iraniani, supportati da Cia e Mossad, contro il regime degli ayatollah.

Secondo gli analisti, se l’amministrazione Trump decidesse di inviare truppe in Iran, uno dei primi obiettivi potrebbe essere l’isola di Kharg. Situata nel Golfo Persico, ad una ventina di chilometri dalla terraferma, l’isola ospita alcune delle infrastrutture petrolifere iraniane più importanti. Dalle strutture qui collocate transitano circa il 90% delle esportazioni di petrolio della Repubblica Islamica. L’occupazione di Kharg da parte di Washington rappresenterebbe un colpo strategico per gli americani ma allo stesso tempo esporrebbe le truppe statunitensi agli attacchi nemici.

Altri esperti ipotizzano che più in generale gli Usa potrebbero inviare soldati contro obiettivi da eliminare o degradare, target che i bombardamenti dall’alto non sono in grado di neutralizzare del tutto. C’è poi chi sostiene che i militari statunitensi potrebbero essere impiegati nel caso in cui dovesse materializzarsi lo scenario di una guerra di logoramento con Teheran o subito dopo il crollo del regime per cercare di arrivare ad un esito venezuelano o per rintracciare le scorte di uranio dell’Iran.

La leadership della Repubblica Islamica è consapevole delle discussioni in corso alla Casa Bianca e al Pentagono e affida la sua risposta al ministro degli Esteri Abbas Araghchi. “Le stiamo aspettando”, ha detto Araghchi riferendosi alle truppe di Washington aggiungendo che il suo Paese è “fiducioso di poterle affrontare e questo sarebbe un grande disastro” per gli americani. Oltre alle minacce provenienti da Teheran, prima di decidere Trump dovrà dare un occhio anche ai sondaggi. Solo il 27% degli americani, per la Reuters, e il 41%, per la Cnn, approvano l’intervento del tycoon in Medio Oriente. Un livello di consenso che difficilmente potrebbe migliorare qualora dovessero aumentare le vittime tra i soldati americani o il prezzo del petrolio.