Ci vuole stile. Ci vuole eleganza. Ci vuole sense of humour. Infantino Gianni è alla ricerca di tali caratteristiche. Il lider maximo della Fifa, intrattenendosi sulla formula gonfiata del mondiale, numero di nazionali partecipanti alla fase finale, ha detto che sono allo studio aperture a 64 squadre e addirittura a 208, tutte le nazioni della Fifa, molte di più di quelle aderenti all'Onu, ma non certamente per uno spirito di democrazia totale o di giochi senza frontiere, anzi sfrontati, ma per far sì che almeno in questa soluzione l'Italia potrebbe farcela. Che simpatico umorista, che soddisfazione per la federcalcio, la lega e lo Stato italiano, essere turlupinati da uno svizzero, emigrato in Qatar, sodale di emiri e di Trump, anche di Putin, un servitor di più padroni, pronto a fare gli interessi del popolo dei tifosi, così ripete, per poi badare ad altri obiettivi. Una presa per il, una battuta che non fa ridere ma provoca arrossamenti vari ma ci sta bene, molti fogli nostrani fanno la riverenza al capo Fifa, lo accarezzano e lui se la spassa, quanto volete possa interessargli un Paese così acciaccato, al massimo riesce a scaldarsi per l'Inter di cui è sostenitore, il resto è fuffa, il resto gli fa pena. Ce lo meritiamo, non possiamo fiatare, dopo tre consecutive torte in faccia è il minimo che ci possa capitare. Se consulti la Treccani fai però una bella scoperta: Infantino Luigi, Racalmuto, 24 aprile del 1921, Roma, 22 giugno 1991, imparò a suonare il flauto entrando a far parte della banda del paese, fu poi tenore e cantò con la Callas. Tra le sue migliori interpretazioni il Rigoletto, il buffone di corte. Vedi, a volte, le coincidenze.

