Gladiatori, fondazioni, pezzi del mondo Maga e messaggini con Matteo Renzi. A Roma prende forma Futuro Nazionale, la creatura del generale Roberto Vannacci. Il partito che vuole occupare lo spazio alla destra di Giorgia Meloni, che però rischia di essere un alleato involontario di Schlein e Conte, nasce ufficialmente oggi all'Auditorium della Conciliazione. Vannacci minaccia querele contro chi lo associa a Matteo Renzi. Eppure, il generale e l'ex rottamatore pare giochino di sponda. C'è chi arrivare a ipotizzare, addirittura, uno scambio settimanale di messaggi. Fatto di suggerimenti, sensazioni e mosse da mettere sul tavolo. Anche ieri il leader di Italia Viva ha steso il tappeto rosso all'ex europarlamentare della Lega: "Il generale sta mostrando che sulla sicurezza Meloni ha fallito. E lo dimostra da destra creando un mega problema alla maggioranza. Ecco perché spiega Renzi nella sua E-news - insisto sull'importanza della divisione tra Vannacci e Meloni. Non perché ami Vannacci, tutt'altro. Ma perché vedo la frattura a destra decisiva per far perdere le elezioni". Con Renzi nella veste del grande suggeritore, le truppe vanacciane muovono i primi passi. Il generale vuole al suo fianco Gianni Alemanno: l'ex sindaco di Roma uscirà dal carcere il 24 giugno prossimo. Alemanno sì, Storace no (che continua a provocarlo). Vannacci mette a punto la squadra di vertice che per ora ricalca il gruppo parlamentare. All'organizzazione va Edoardo Ziello, l'ex leghista sarà anche tesoriere. Il numero due e presidente nazionale è Massimiliano Simoni, consigliere regionale della Toscana. Per il tesseramento l'incarico finisce ad Annamaria Frigo, consigliere comunale di Lucca (ex Fratelli d'Italia). La gestione del partito nel Mezzogiorno è affidata a Rossano Sasso, al Nord a Emanuele Pozzolo.
Nella due giorni di Roma saranno riempite un paio di caselle nell'esecutivo nazionale come quella per l'economista Enrico Maria Rinaldi. Dietro Vannacci si muove una macchina di propaganda molto solida. Oltre alla struttura visibile c'è un mondo, simpatizzante di Putin e del movimento Maga (la destra americana), che appoggia e accompagna l'ascesa di Vannacci. A breve nella Capitale taglierà il nastro la Fondazione Erasmus, pensatoio diretta espressione dell'Afd tedesca. L'asse tra Vannacci e Weidel, la leader dell'estrema destra tedesca che si prepara a governare la Germania con il cavallo di battaglia della remigrazione, è già cosa fatta in Europa. Dietro la galassia vannacciana manovra anche Steve Bannon, l'ex guru di Donald Trump, filo putiniano, che in passato ha fatto breccia nel cuore di Salvini e Meloni. Il collegamento tra Vannacci e Bannon è Benjamin Harnwell, da sempre l'uomo di Steve Bannon in Europa. Giulio Curatella, emissario di Vannacci in Basilicata, ha dato alle stampe Patriots Project, un libro sul sovranismo europeo, da Trump a Vannacci. La prefazione? Di Harnwell. Quella di Bannon è una frazione della destra Usa, abbastanza emarginata dal trumpismo, che non vede di buon occhio l'invio di armi a Kiev. Proprio Benjamin Harnwell sarebbe all'opera per aprire a Roma la scuola dei gladiatori, un think tank della parte più radicale della destra americana. L'effetto Vannacci divide anche gli esperti. "Vannacci ha già vinto la sua partita: se entra nel centrodestra ne radicalizza agenda e leadership; se resta fuori, ne erode consenso e prospettiva. In ogni caso condizionerà temi" commenta al Giornale Francesco Nicodemo, spin doctor dell'ala progressista. Tiberio Brunetti, di Spin Factor, spiega: "La comunicazione di Vannacci è costruita per polarizzare: entusiasmo tra militanti ed elettori potenziali, indignazione tra chi lo contesta. Il risultato è un'intensità che si alimenta del volume di conversazione che genera".

