A Palazzo Chigi la parola d'ordine è cautela. Sia rispetto all'ultimo affondo di Donald Trump contro Europa e G7 (definiti "irrilevanti" nella gestione della crisi in Medio Oriente), sia rispetto all'ennesimo annuncio di una pace imminente tra Stati Uniti e Iran che, stando ai media americani, potrebbe essere suggellata già domenica o lunedì a Ginevra.
La ragione della prudenza è duplice.
Da una parte, infatti, la diplomazia italiana è consapevole che un'intesa tra Washington e Teheran non è mai stata così vicina, ma sa anche - fanno notare fonti italiane - che "se ci si dovesse affidare a quanto riportato nelle ultime settimane dalle agenzie di stampa o da Axios (noto sito d'informazione statunitense, ndr), la guerra sarebbe finita da molto tempo". Un ragionamento che ricalca la falsa riga di quanto detto giovedì scorso da Giorgia Meloni durante le sue comunicazioni in Parlamento in vista del G7 e del Consiglio Ue in programma la prossima settima prima a Èvian (in Francia) e poi a Bruxelles. Pur ribadendo il "convinto sostegno" dell'Italia agli sforzi diplomatici in corso per trovare una pace, la premier non ha infatti esito a definire "altalenante" e "fragile" il negoziato in corso tra Usa e Iran.
Il secondo motivo che spinge a muoversi con cautela è il lavorio in corso tra la diplomazia italiana e quella americana per organizzare un bilaterale tra Trump e Meloni a margine del G7 che si aprirà lunedì in Francia. Secondo quanto comunicato dalla presidenza francese alle diverse delegazioni, infatti, tutti i leader dei Sette grandi (Canada, Francia, Germania, Giappone, Gran Bretagna, Italia e Stati Uniti) hanno confermato la loro presenza a Èvian. Compreso l'inquilino della Casa Bianca, in dubbio fino a pochi giorni fa. L'occasione giusta, dunque, per riallacciare un rapporto diretto tra Trump e Meloni, che ultimamente si è raffreddato al punto che i due non hanno contatti telefonici diretti da tempo, almeno da un mese.
Così, ieri è stato il ministro degli Esteri Antonio Tajani a replicare alle accuse del presidente americano, spiegando che "non eravamo, non siamo e non saremo in guerra con l'Iran" e ribadendo che Italia e Europa "sono presenti per garantire il traffico marittimo nel Mar Rosso" con le missioni Aspides e Atlanta. Una presa di posizione concordata con Palazzo Chigi, che ha però preferito non esporsi. E, anzi, si è limitato a far filtrare prudenza e a ribadire che Meloni resta convinta che l'unità del fronte euro-atlantico è la sola via da percorrere. Insomma, a pochi giorni dal G7 francese e dal primo reale tentativo di disgelo tra i leader occidentali e Trump, non ha alcun senso alimentare polemiche.
Ma il summit di Èvian è solo il primo di una lunga serie di appuntamenti internazionali a cui è attesa Meloni nelle prossime settimane. Dopo il G7 del 15-17 giugno, infatti, è in agenda il Consiglio Ue del 18-19 giugno (con l'ingresso dell'Ucraina nell'Ue tra i principali temi sul tavolo). A seguire, il 22 o 23, a Berlino è in programma un vertice su Kiev questa volta nel formato E5 (Francia, Germania, Italia, Polonia, Regno Unito), mentre il 25 giugno si terrà ad Antibes (in Costa Azzurra) il vertice intergovernativo Italia-Francia.
Un incontro in programma da tempo (inizialmente previsto a Tolosa ad aprile) e che proprio ieri è stato ufficializzato dall'Eliseo e presentato come "il primo bilaterale dall'entrata in vigore del Trattato del Quirinale firmato nel 2021". Una definizione che non sembra convincere troppo Palazzo Chigi, tanto che fonti italiane fanno sapere che "non è assolutamente il primo incontro tra i due". Peraltro, si rimarca, quelle tra i due Paesi "sono relazioni ottime anche se, come sempre succede, non si può essere d'accordo su ogni cosa perché ci sono interessi nazionali che ognuno difende". Al vertice parteciperanno nove ministri per parte e a margine si terrà un forum d'affari franco-italiano. Di certo, la foto della stretta di mano tra il presidente francese Emmanuel Macron e Meloni non passerà inosservata, visti anche i ripetuti alti e bassi tra i due.
Tra i principali temi di interlocuzione ci sarà sicuramente il Libano, un "esempio di come Italia e Francia possono lavorare insieme". Si ragiona sul post Unifil e, riferiscono fonti diplomatiche italiane, "è un'operazione che l'Italia non può fare da sola ma deve comprendere altri attori, tra cui sicuramente Parigi".

