Difficile indovinare se siamo a un passo dalla firma con l'Iran. Comunque un accordo sembra poco auspicabile, poco conveniente, irto di bugie. Furioso come ormai lo vediamo sovente, Trump ha detto che quello che l'Iran ha spifferato sul draft raggiunto per la firma è invenzione di gentaglia che sparge fake news. Ma come, non era noto a Trump l'obbligo della taqiyya, la bugia che l'Islam esige per battere il nemico (versetto 3:28 e 16:106)?
Dunque sul draft sappiamo tre cose certe, oltre alla confusione di Hormuz: soldi, arma atomica, Hezbollah, niente di concordato. Trump si muove molto in fretta perché ha bisogno di arrivare senza affanno eccessivo, dopo il Mondiale, il compleanno, il 250°, alle terrificanti elezioni di midterm. L'Iran già smentisce ogni accordo se prima non ha prove tangibili, ovvero denaro. Trump sembra dunque un equilibrista su un filo sottile. L'Iran intanto vuole i soldi e 60 giorni per riportare una parte dei 24 miliardi delle sanzioni per riempire gli scaffali vuoti dei supermarket, ricostruire i missili balistici e forse risistemare in casa l'uranio arricchito. E riempire le tasche dei proxy.
Israele non ha nessuna convenienza in questo accordo, e degli obblighi: gli è impossibile evitare di difendere la gente disperata a Nord per gli attacchi continui di Hezbollah, che avrebbe ucciso un soldato anche ieri. Netanyahu con l'Iran ha una posizione forte che non sta usando ma di cui è ben consapevole: ha condotto una guerra di 12 giorni, una guerra di 17 ore da cui è stato fermato da Trump. Cinque volte, senza un graffio, gli F35 sono volati per 1500 km dove mai si sognavano di colpire. Ma il nemico che lo vuole morto è ancora là, Trump lo ha salvato, e ora assicura lo smantellamento dell'atomica. Ma come?
Trump che lo promette, ha sostenuto Israele sulla lunga strada dal 7 ottobre, quella in cui se aspetti un altro minuto sei morto, e se vuoi sparare spara, non parlare. Per Israele è questo è il nodo da affrontare. L'Iran è il primo aggressore, e ce ne sono altri che devono tarpare ora, subito, le loro ambizioni. Trump pensa di poter gestire la situazione con la convenienza e la deterrenza, ma l'Iran è il re della trattativa, il padrone dello shuk. Trump dice che la pace si farà e che l'Iran sarà privato dell'arma atomica: l'Iran non ci pensa nemmeno. Bibi dice a Trump: "Siamo d'accordo", ma una differenza li divide: Netanyahu è un uomo del Mediorente, sa che in questo quartiere offrire la pace per convivere non funziona: la minaccia atomica iraniana deve cessare, e con essa quella quotidiana dei suoi armigeri di Hezbollah. Anche gli Usa, anche l'Europa ne avrebbero un guadagno strategico sconfinato, il fronte mondiale autoritario che sostiene l'Iran ne avrebbe un duro colpo, e gioirebbero finalmente il popolo iraniano e quello libanese, schiavi.

