La nuova crisi geopolitica in Medio Oriente sta già producendo i primi effetti sui mercati energetici globali, e l’Italia prova a correre ai ripari. Il governo ha deciso di attivare un piano immediato di contrasto alle possibili speculazioni sui carburanti, con controlli rafforzati lungo tutta la filiera e un intervento operativo della Guardia di Finanza. L’annuncio arriva dal ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, al termine delle riunioni della Commissione di allerta rapida sui prezzi convocate per monitorare l’impatto dell’escalation geopolitica sui mercati energetici e sul carrello della spesa. “Abbiamo rafforzato il monitoraggio di Mister Prezzi su tutta la filiera, dalla produzione alla distribuzione dei carburanti, per impedire che le tensioni in Medio Oriente diventino un pretesto per speculazioni o rincari ingiustificati”, ha spiegato il ministro. Il piano è stato definito insieme al ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e prevede anche un “immediato intervento operativo della Guardia di Finanza”.
Prezzi già in salita
Il timore del governo nasce da una dinamica già visibile alla pompa. In pochi giorni i carburanti hanno registrato nuovi aumenti: il prezzo medio della benzina in modalità self è salito intorno a 1,76 euro al litro, mentre il gasolio ha raggiunto circa 1,91 euro, con rialzi rispettivamente di oltre 9 e quasi 19 centesimi rispetto a fine febbraio. Una tendenza legata in gran parte alle tensioni internazionali: la guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran ha innescato forti turbolenze sui mercati dell’energia, con il petrolio che è tornato sopra i 90 dollari al barile e il rischio di ulteriori impennate in caso di blocchi alle rotte petrolifere del Golfo. Il nodo principale è lo Stretto di Hormuz, attraverso cui passa circa il 20% del petrolio mondiale: eventuali interruzioni del traffico potrebbero comprimere l’offerta globale e spingere ulteriormente i prezzi verso l’alto.
La strategia anti-speculazione
Il piano del governo si muove su tre fronti principali. Il primo è il rafforzamento del monitoraggio dei prezzi attraverso il Garante per la sorveglianza dei prezzi, il cosiddetto “Mister Prezzi”, che analizzerà l’intera filiera dei carburanti per individuare eventuali anomalie nei listini. Il secondo riguarda la convocazione permanente della Commissione di allerta rapida, organismo che riunisce ministeri, authority e associazioni di categoria con l’obiettivo di valutare gli effetti dei rincari non solo sull’energia ma anche sull’inflazione e sui beni di largo consumo. Il terzo pilastro è quello repressivo, con il coinvolgimento diretto della Guardia di Finanza. Il piano operativo prevede controlli mirati sui distributori e sugli operatori della filiera per verificare eventuali pratiche speculative o aumenti non giustificati dall’andamento dei mercati.
Il rischio effetto domino sull’inflazione
La preoccupazione dell’esecutivo è che l’aumento dei carburanti possa innescare un effetto a catena su tutta l’economia. Il costo dell’energia incide infatti sui trasporti, sulla logistica e sulla produzione industriale, con il rischio di un nuovo impulso inflazionistico. Gli analisti internazionali avvertono che un aumento duraturo del prezzo del petrolio potrebbe tradursi in un’accelerazione dell’inflazione globale e in un rallentamento della crescita economica. Per questo il governo punta a prevenire qualsiasi distorsione del mercato interno: evitare che la crisi internazionale si trasformi, per cittadini e imprese, in una nuova stangata alla pompa.

