Si era appartata nel bagno di un locale con il fidanzatino, ma quando ha detto "basta" lui non si è fermato e l'ha violentata. La 14enne italiana che chiameremo Sara (nome di fantasia), al culmine di un percorso doloroso in cui era stata convinta perfino dagli amici che se la fosse cercata, ha trovato il coraggio di denunciare. E ora il suo ex, uno straniero di 16 anni, è stato condannato a una pena molto severa: sei anni di reclusione per violenza sessuale aggravata. .
A pronunciare la sentenza, lo scorso giovedì, il presidente del Tribunale dei minorenni di Trento, Giuseppe Spadaro, al termine di un processo durato un anno, in cui si sono susseguite udienze rese difficoltose soprattutto dai testimoni, la cerchia di amici minorenni della coppia che, ascoltati alla sbarra, non solo hanno tentato di relegare il brutale stupro a normale dinamica di un rapporto d'amore, ma si sono mostrati reticenti alle domande del giudice, confermando di fatto la "cultura del branco". I ragazzi, infatti, avrebbero inizialmente tentato di minimizzare la violenza per poi isolare sempre più Sara, quando la 14enne ha deciso di denunciare quell'incubo. Iniziato una sera dell'ottobre scorso in un locale del capoluogo trentino, dove la vittima aveva accettato un incontro con quel ragazzo che aveva da poco lasciato, perché troppo ossessivo e spregiudicato. Era ancora innamorata e in quell'appuntamento l'ex l'aveva convinta ad appartarsi con lui nel bagno per delle effusioni.
Ma la tenerezza si è ben presto trasformata in aggressività, di fronte alla quale Sara si è opposta, chiedendo al 16enne di smetterla. E invece lui l'ha stuprata barbaramente, senza che la ragazzina riuscisse a sottrarsi alla violenza degradante. Poi è scappata fuori, dolorante e sconvolta, dove le amiche, vedendola in quelle condizioni, anziché aiutarla o chiamare i soccorsi, le hanno consigliato di non parlare con nessuno di cosa fosse successo, perché era stata lei a seguire il giovane in bagno. Insomma, la colpa era di Sara. Non solo: le ragazze le avrebbero perfino detto che quella non era stupro, ma normale eccitazione del momento.
Da quel giorno l'avrebbero lasciata sola, mentre Sara sta sempre più male: non dorme la notte, ha crisi di panico, comincia a saltare la scuola, ma si tiene tutto dentro. "Quello che mi hai fatto è troppo brutto", scrive per messaggio al ragazzo che, man mano, comincia a vedere come il suo aguzzino. Quando trova il coraggio di denunciare, grazie all'aiuto di alcuni professori, con i quali finalmente si confida in classe. Nell'aula del tribunale, però, nessuno è dalla sua parte. "È stata lei ad accettare il mio invito", insiste con il giudice il 16enne, che non ammetterà mai le sue responsabilità.
È a lei che tenteranno di dare la colpa gli avvocati dell'imputato, durante la feroce battaglia a colpi di domande imbarazzanti, che spingono il presidente del tribunale a intervenire più volte per evitare la vittimizzazione secondaria della minore, nonché a pressare gli amici reticenti affinché dicessero la verità. E alla fine il coraggio di denunciare si tramuta in giustizia, con la condanna esemplare dell'aguzzino della giovane. La quale, dopo la pronuncia della sentenza, nel corridoio si trova faccia a faccia con il giudice Spadaro e gli si lancia al collo, in un lungo abbraccio scandito da un pianto liberatorio. Ora Sara, che sta riprendendo in mano la propria vita, spera che la sua storia possa aiutare altre ragazzine innamorate a capire l'importanza del consenso e a chiedere aiuto per sottrarsi all'amore tossico.

