Tra settembre e gennaio nessun migrante idoneo al Cpr. Un medico: "Sono anarchica e antifascista"

Scritto il 07/03/2026
da Francesca Galici

L’inchiesta nasce quando un modulo prestampato arriva sul tavolo della questura, facendo sorgere dubbi negli investigatori

Nel reparto di Medicina infettiva dell’ospedale di Ravenna sono numerose le pratiche che non convincono gli investigatori impegnati nel caso dei medici obiettori che avrebbero favorito il non ingresso dei migranti nei Cpr. Tra il 10 settembre 2025 e il 16 gennaio 2026 nessun migrante che è stato sottoposto ai controlli presso il reparto in questione è stato ritenuto idoneo al Centro di permanenza per il rimpatrio. Una statistica quanto meno dubbia, considerando i numeri, anche perché, di 44 migranti che sono stati ritenuti inidonei, 20 hanno ricevuto nuove contestazioni e 10 hanno commesso nuovi reati. L’indagine, come spiega Il Resto del Carlino, nasce a luglio, quando in questura è arrivato un modulo prestampato per la non idoneità. “È arrivato l’ispettore e ora mi vogliono fare un verbale... Ho bisogno di non fare passi falsi, la polizia mi tampina, è un incubo”, avrebbe detto una dottoressa indagata.

Secondo l’accusa, nell’ospedale ravennate è ipotizzabile l’esistenza di una sorta di strategia, che troverebbe conferma anche nelle chat, dove i medici indagati inviavano i certificati di non idoneità a un professionista non indagato che teneva il polso della situazione. “Se vi va, mandatemi copia delle certificazioni che sto tenendo una mappatura”, diceva l’uomo, medico in un’altra regione, che aveva assunto il ruolo di referente dei medici di Ravenna. Non è chiaro se questo sistema fosse attivo anche in altri ospedali, al momento non ci sono evidenze in tal senso, ma non è escluso che l’inchiesta possa espandersi.

Questo metodo operativo all'ospedale di Ravenna andava avanti da qualche tempo, almeno dal maggio del 2024 stando ad alcune conversazioni. In quel periodo uno dei medici attualmente indagati, che si definiva “anarchica e antifascista”, condivideva con i colleghi alcuni articoli del professionista al quale poi hanno iniziato a rendere conto per le certificazioni di non idoneità al Cpr. E sempre in quell’anno, ma pochi mesi dopo, un altro degli 8 medici iscritti nel registro degli indagati scriveva in chat: “Ho dato la non idoneità per un Cpr e il ragazzo è tornato a ringraziarmi”. L’indagine inizia a raccogliere informazioni proprio in quell’anno, a settembre, e fino a gennaio 2026 sono stati 64 i migranti che sono stati accompagnati nel reparto per le visite previste dalla burocrazia. “È una rottura ma la scelta è puramente etica”, diceva un medico, che esortava a “essere uniti e non succede nulla”.