Bap, a Roma la scoperta del Brinner

Scritto il 07/03/2026
da Andrea Cuomo

Una delle ultime mode della ristorazione è portare i piatti della colazione (uova, pancake, cereali, yogurt eccetera) nel pasto della sera, ed ecco il mix tra breakfast e dinner. Una tendenza subito intercettata da tre giovani imprenditori che nella capitale, a due passi da Porta Pia, hanno aperto il primo locale dedicato. Che presta anche molta attenzione al caffè

Si chiama Brinner, crasi di breakfast e dinner, e a prima vista sembra una trovata da social. In realtà è uno dei segnali più chiari di come stiano cambiando le abitudini alimentari. Sempre più persone scelgono di cenare con uova, pancake, cereali, yogurt, waffle e lievitati vari, spostando l’immaginario della colazione nella fascia serale. Un ribaltamento che negli Stati Uniti è quasi fisiologico – lì la struttura dei pasti è da tempo meno rigida che nei Paesi mediterranei – ma che ora comincia a farsi largo anche in Europa, Italia compresa.

«Il successo del brinner riflette un cambiamento profondo nel rapporto tra persone e cibo. Non si tratta solo di cosa si mangia, ma di quando e perché lo si sceglie. Il cibo diventa sempre più uno strumento di benessere emotivo, libertà e identità e noi ci teniamo ad essere i primi portavoce in città di questo movimento», spiegano Giulia Mauceri, Marianna Gallo e Matteo Anselmi, i tre fondatori di Bap.

Non è casuale che il primo brinner romano parta proprio da Bap, format nato nel luglio 2024 in via Raffaele Cadorna 5, a due passi da Porta Pia. Un indirizzo che potrebbe sembrare newyorkese o londinese per atmosfera e offerta, ma siamo nel Pinciano-Salario. Il progetto unisce caffetteria, cucina e laboratorio di pasticceria interno, con un’idea precisa: qui tutto è specialty, non solo il caffè. Dalle monorigini alle miscele originali, fino ai piatti firmati dallo chef Matteo Anselmi.

Il debutto ufficiale del brinner è fissato per venerdì 6 marzo 2026, dalle 19.30 alle 23.30, appuntamento destinato a replicarsi ogni primo venerdì del mese. Menu alla carta che mescola classici e novità: Bap Toast, Pastrami, Egg bagel, Bistecca di verza viola, Bap Thai, Poche Smoked Salmon, pancake dolci e salati, hummus di ceci. Ogni settimana uno special dello chef: si parte con il manzo alla Wellington e verdure arrosto. Sul fronte viennoiserie compaiono l’iconico Fiocco, Sacher suisse, Noirè rosè, pera e mirtilli; tra le torte Tarte au citron e Cheesecake. La caffetteria resta centrale – Espresso Tonic, Dirty Coffee, Batch Brew, Matcha Latte – ma per la sera si aggiunge una drink list dedicata: Bloody Mary, Martini d’Inverno, Matcha Fizz, Americano, Gin Tonic, Pink Velvet, oltre a birre artigianali ed estratti. In sottofondo, dj set chill out. Nessun eccesso, ma un mood coerente.

Bap è una gestione familiare, anche se atipica. Giulia Mauceri (1990) guida la terza generazione della Torrefazione 68; Marianna Gallo (1996) è donna di sala e sommelier; Matteo Anselmi (1994) è lo chef, con esperienze in insegne fine dining come Acquolina e Convivio dei Troiani. Marianna e Matteo sono sposati; Giulia è la compagna del padre di Marianna. Un intreccio che non viene nascosto, anzi diventa parte del racconto.

«L’idea iniziale era quella di creare una vetrina per i prodotti della torrefazione, ma poi tutti insieme abbiamo deciso di dare vita ad un locale più strutturato, polivalente», raccontano. Il nome, apparentemente enigmatico, è domestico: “bap” era il modo in cui il figlio piccolo indicava qualcosa di “top”. È rimasto.

Gli interni, firmati da Studio Drill, puntano su legno, ocra, verde salvia e rosa pesca, con un grande bancone in resina che abbassa le distanze tra barista e cliente. Centocinquanta metri quadri, quaranta coperti a pranzo e una trentina a cena. Nel tempo è arrivata anche una seconda sede, Bap Vascette, in zona Borgo Pio.

Il caffè resta il filo rosso. Monorigini a rotazione, attrezzature di livello e un blend 100% arabica a bassa acidità pensato per chi non ama le punte troppo spinte. «Vogliamo avvicinare anche i consumatori più classici a caffè di alta qualità, senza traumatizzarli», dice Mauceri. È forse questa la chiave: un locale che parla internazionale ma cerca inclusività, spostando il confine dei pasti senza farne una bandiera. Il brinner, più che una moda, qui sembra un tassello coerente di un progetto più ampio. E Roma, per una volta, cena con le uova senza sentirsi in colpa.