«Vagabondoooo!». Max Allegri accolse così, dentro la palestra di Milanello, Adrien Rabiot, strappato al Marsiglia dopo il famoso litigio con Rowe e la preoccupante sconfitta domestica con la Cremonese al debutto in campionato dei rossoneri. Quel vagabondo adesso ha preso domicilio fisso dalle parti di Milanello ed è diventato, alla sua età (31 anni ad aprile), uno degli elementi stabilizzatori del Milan salito al secondo posto, staccato di 10 punti dalla corazzata Inter. Sul piano calcistico, il francese ha rappresentato il completamento di un centrocampo costruito a rate durante l’estate (prima Ricci, poi Modric, quindi Jashari che hanno lo stesso ruolo; ndr) e capace di interpretare con grande continuità l’idea elementare di Allegri e del suo staff. Le sue assenze, specie nella prima parte della stagione, conseguenza dell’infortunio al polpaccio guadagnato con la nazionale francese, hanno lasciato tracce sensibili lungo il cammino dei rossoneri. E anche di recente è bastata la squalifica rimediata a Pisa per incassare il pareggio con il Como a San Siro. All’andata, invece, fu proprio Rabiot l’eversore magico di quel comodo viaggio sul lago: rigore procurato (firmato da Nkunku e poi due sigilli col sinistro per confezionare il 3 a 1 finale). Il suo contributo alla causa è scandito da qualche cifra: 19 presenze (su 27 complessive, saltate 8), 4 gol realizzati, 4 assist, 4 gialli e 1 cartellino rosso (per doppio giallo a Pisa). Niente male per un vagabondo che non nasconde affatto i suoi programmi futuri («continuare a vincere con il Milan») che vuol dire ritornare in Champions al fianco del suo allenatore che lo ha eletto a guida spirituale del gruppo, insieme con Modric.
Per i biografi del francese che ha tra l’altro una vita privata avvolta nell’anonimato più che nel mistero, questa è la stagione di maggiore smalto, per rendimento e continuità, mai avuta neanche ai tempi della prima Juve di Allegri. Anzi, a tal proposito, proprio nell’ultima Juve “allegriana”, a febbraio - quando il treno Rabiot si fermò - la squadra ebbe un cambio di passo mortificante. Domenica c’è lo stesso rischio. A giudicare dalle ultime prestazioni, quella col Pisa e con la Cremonese, Rabiot non ha più toccato il vertice raggiunto a Como e a Bologna. Ma il derby (e patron Cardinale presente, oggi assisterà all’allenamento) è capace di riaccendere i suoi motori diesel dai quali dipendono spesso le partenze col freno a mano tirato del Milan. Per questo motivo è tempo che il vagabondo si rifaccia vivo a San Siro dove finora non ha mai timbrato il cartellino del tabellino.
Rabiot, il vagabondo che ha finalmente trovato la casa giusta
Scritto il 07/03/2026