Le scuole sono chiuse e con l’estate arriva anche il momento della riapertura degli oratori. Bambini e adolescenti in questo periodo dell’anno si ritrovano negli spazi aperti delle chiese per trascorrere le giornate in compagnia degli amici e con la supervisione degli animatori. Ma a Milano, nell’oratorio di San Giovanni Bosco, è esplosa la polemica perché è stato deciso dal parroco che le preghiere cattoliche e cristiane possano essere affiancate da quelle musulmane. Il fenomeno della secolarizzazione della chiesa o, peggio, del suo arretramento davanti all’avanzare della religione islamica anche in Italia si configura plasticamente anche in queste circostanze. L’oratorio non può essere considerato uno spazio laico o multiconfessionale ma è uno spazio benedetto a Cristo, dove tutti devono essere accolti ma nei limiti che dovrebbero essere imposti dalla confessione cattolica.
“Ho la fortuna di avere alcuni animatori, già grandi, di fede islamica”, ha dichiarato il parroco don Giovanni Salatino, intervistato dal sito della Diocesi di Milano. Andrebbe chiarito in quale contesto e in quale circostanza sarebbe una fortuna avere animatori di fede islamica e non, per esempio, ebrea o addirittura cristiana, citando le grandi religioni monoteiste. “Gli oratori devono rimanere un simbolo della tradizione cristiana e cattolica, non trasformarsi in spazi dove si organizzano momenti di preghiera o iniziative legate ad altre confessioni religiose, a partire da quella islamica”, ha dichiarato Alessandro Corbetta, capogruppo della Lega in consiglio regionale, dichiarando che si tratta di una decisione che “fa rabbrividire”. Ma il parroco non vede niente di male, sostiene che i musulmani “seguiranno, come tutti gli altri, una breve riflessione sul valore proposto di volta in volta nelle giornate, e immagino che la preghiera si possa concludere con la formula islamica del Bismillah, che invoca il nome di Dio clemente e misericordioso”.
Ma Corbetta ritiene sbagliata la lettura del parroco, perché “si finisce sempre per chiedere ai cattolici e agli italiani di arretrare. Accogliere e integrare non significa rinunciare a ciò che siamo. Anzi, deve essere il contrario. Il dialogo interreligioso è una cosa, trasformare gli oratori in luoghi sempre meno cristiani e sempre più islamizzati è un’altra”. Per don Salatino “preghiamo tutti lo stesso Dio” e “riconoscere all’altro la propria identità è nello spirito del Vangelo”. Ma il Vangelo dice anche di portare la parola di Dio e di catechizzare, elemento spesso dimenticato. In tutto questo, la Diocesi si è schierata con il parroco: “La presenza di giovani di altre fedi in oratorio non indebolisce l'identità cristiana di chi li accoglie. Al contrario, può diventare occasione per riscoprirla più in profondità. L'incontro con chi vive con convinzione la propria fede religiosa, come spesso accade per i ragazzi musulmani, può risvegliare nei giovani cristiani il desiderio di approfondire e vivere più seriamente la propria tradizione”. Sono parole che lasciano interdetti, perché sembra che il lavoro di catechizzazione venga lasciato nelle mani dei più giovani per emulazione di coetanei di altra religione. Quindi, nell’oratorio di San Giovanni Bosco di Milano, si conferma “la possibilità che i ragazzi di altra religione abbiano un momento di preghiera proprio, guidato da adulti della loro comunità, in spazi appositi. Momenti non alternativi, ma aggiuntivi e saltuari. Si intende prevedere occasionalmente spazi rispettosi per chi appartiene a un'altra tradizione religiosa”. Questo “anche in vista della costruzione di una società multireligiosa matura e rispettosa”.
Non è detto che i genitori che hanno scelto l’oratorio per i propri figli, invece di altri centri privati, siano d’accordo a questa commistione. Ma la verità è che troppo spesso la scelta degli oratori viene fatta per i costi più bassi rispetto a un centro privato e non c’è scelta se si vuole offrire ai propri figli un’attività estiva, soprattutto in caso di genitori lavoratori. Quindi si accetta anche questo.